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L’appello della presidente dell’Angsa per la tutela degli autistici dopo le misure anti Covid-19

Da un lato rimarca i disagi per le scuole chiuse, dall'altro sollecita il rispetto di chi può evitare il contagio

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Emanuela Muraca, presidente Angsa Lamezia Terme, evidenzia come «i nostri ragazzi da giorni hanno dovuto modificare le loro abitudini» per quanto riguarda le misure adottate anche in Calabria per evitare il contagio da Covid-19.

«Per alcuni è stato veramente difficile spezzare la routine quotidiana. Tenere i ragazzi a casa è molto complesso in quanto l’attività scolastica rappresenta per loro assieme all’approccio terapeutico l’unico momento di interazione sociale», valuta la Muraca, «chi conosce l’autismo sa della rigidità di alcuni comportamenti e ciò che può scaturire dall’interruzione delle abitudini. A casa cerchiamo di tenerli occupati il più possibile con attività ludico ricreative e legate all’acquisizione delle autonomie personali. Ma rendiamoci conto che anche per noi genitori questa situazione è fonte di stress. Non possiamo metterci a leggere un libro o rilassarci anzi il nostro lavoro aumenta in modo esponenziale. Alcune realtà locali sollecitate dalle associazioni hanno messo a disposizione le ore degli assistenti educativi scolastici per l’assistenza domiciliare. Stiamo discutendo in associazione e se sia opportuno o meno richiedere questo aiuto, sarebbe fondamentale in modo particolare per quei genitori che lavorano e quindi non possono seguire i figlioli in questo periodo, ma anche per gli altri per prendere fiato».

D’altro canto si sottolinea come «noi famiglie autistiche siamo abituate a frequentare i luoghi pubblici nei momenti di minor affollamento, siamo abituate a rinunciare alla pizza al sabato sera, a rinunciare all’aperitivo e tutte quelle forme di aggregazione che mancano tanto ad alcuni che sembrano non rendersi conto della difficoltà che stiamo vivendo. Noi siamo abituati ma i nostri figli non sono abituati a non andare a scuola. Ripeto la scuola è probabilmente uno dei pochi momenti di socializzazione ed integrazione dei nostri ragazzi. Anche la didattica a distanza che viene attuata per i loro compagni normotipici rappresenta per loro una ulteriore difficoltà. Si rischia di creare un gap ancora maggiore di quello esistente».

Nel finale un appello «a tutti coloro che sono in salute: sono giovani e possono restare a casa, lo facciano! Abbiate rispetto per le categorie più fragili della società. Parlo degli immunodepressi, delle persone che sono soggette a chemioterapia, degli anziani, dei diabetici, del vostro amico con problemi respiratori. Da madre di chiedo di rimanere a casa per proteggere gli altri, non solo voi stessi ma per proteggere gli altri. Il bene comune deve essere anteposto all’egoismo del singolo. Da madre di un bambino autistico non verbale vi chiedo di proteggerlo, perché se anche lui stesse male non potrebbe dirmelo, non saprebbe dirmelo».

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