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Parte dei pazienti della struttura di Chiaravalle saranno ricoverati a Lamezia Terme

Antonio Belcastro, dirigente del settore tutela della salute, lo annuncia nell'edizione delle 19.30 del Tgr

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Non a Soveria Mannelli (inizialmente si era parlato di 16 pazienti risultati inizialmente non infetti), ma da Chiaravalle dalla casa di cura focoloaio del Coronavirus arriveranno all’ospedale di Lamezia Terme alcune delle 73 persone (59 anziani e 13 dipendenti), tra ospiti della casa di cura e personale impiegato.

Antonio Belcastro, dirigente del settore tutela della salute, lo annuncia nell’edizione delle 19.30 del Tgr: «è successo quello che non volevamo: dal 24 marzo è stato fatto il primo tampone positivo ad una paziente recatasi al pretriage a Catanzaro, i controlli successivi sugli altri ospiti e personale hanno fatto sì che avessimo diviso su due piani i già contagiati, circa l’80% dei presenti, con quelli negativi».

Si è così attivata una fase successiva: «abbiamo spostato gli operatori in una struttura di accoglienza, tra il 28 ed il 29 abbiamo registrato il peggioramento di alcuni pazienti. Di questi 15, nei giorni scorsi, sono stati trasferiti a Catanzaro tra il Pugliese Ciaccio ed il Policlinico perché anziani ed afflitti da pluripatolagie, ed ora visto che ci sono delle condizioni strutturali da migliorare e pochissimo personale abbiamo deciso che altri contagiati saranno ricoverati altrove, a cominciare dalla struttura a disposizione dell’Asp di Catanzaro, ovvero l’ospedale di Lamezia Terme».

Quanti saranno i nuovi ricoveri nella città della piana però non viene chiarito da Belcastro, essendo la stima intorno alle 40 persone, né i tempi definiti celeri ma non certi. L’Asp aveva previsto 8 posti di terapia intensiva e 26 subintensiva per il “Giovanni Paolo II”, che come le altre strutture sta combattendo contro la mancanza di dispositivi di protezione individuale (aspetto colmato solo in parte dalle donazioni di privati) e la mancanza di personale (ma in tal senso lo stesso Belcastro nell’intervento lascia intendere che insieme ai pazienti dovrà essere allocata anche altra forza lavoro).

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