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L’Asp di Catanzaro cede al centro di Germanto gli 8 oss assunti e 4 dei 20 infermieri da reclutare contro il Covid-19

Da contrattualizzare 4 al Suem 118; 2 alla casa circondariale di Catanzaro; 10 alle unità operative dei presidi ospedalieri unici

Le prime assunzioni semestrali dell’Asp di Catanzaro vincolate all’emergenza Covid-19 hanno preso servizio, ma non in un ospedale di competenza dell’azienda guidata dalla terna commissariale, ma presso il centro Covid istituito a Germaneto sotto la giurisdizione dell’azienda Mater Domini per accogliere i pazienti provenienti dalla Rsa “La Ginestra Hospital” e la casa protetta per anziani “Domus Aurea” di Chiaravalle.

Tre i passaggi temporali del passaggio del testimone del personale nella delibera di ieri ma pubblicata oggi sull’albo pretorio dell’Asp: il 26 marzo la terna commissariale prevedeva l’assunzione per 6 mesi a tempo pieno di 33 Oss e 54 infermieri da destinare ai vari presidi ospedalieri aziendali (quindi Lamezia Terme, Soveria Mannelli, Soverato, oltre alla medicina del territorio); il 31 marzo il fabbisogno di personale, dopo la nota del dipartimento regionale della salute che autorizzava i posti letto aggiuntivi previsti da inizio mese, si ridimensiona con 8 oss e 20 infermieri reclutabili tramite le graduatorie esistenti; ad inizio aprile scatta però l’allarme focolaio a Chiaravalle, le strutture senza personale e posti letto si rifiutano di accogliere i pazienti (prima Soveria Mannelli, poi Lamezia Terme mostrano il semaforo rosso), che così finiscono dopo non poche polemiche a Catanzaro, portando con sé nel nascente centro Covid-19 però anche gli 8 oss nel frattempo contrattualizzati e 4 infermieri.

Gli altri ospedali, quelli per cui l’Asp ha ottenuto assunzioni, non avranno così oss, e dovranno dividersi i 16 infermieri rimasti, ed ancora non reclutati, tra: 4 al Suem 118; 2 alla casa circondariale di Catanzaro; 10 alle unità operative dei presidi ospedalieri unici (senza specificare però la divisione).

Atti che quindi certificano quale sia l’azione amministrativa aziendale (anche se con tempi sfasati, essendo la delibera di ieri relativa anche a contratti di un mese prima), e rispondono in maniera negativa a qualsiasi richiesta avanzata dal fronte lametino su possibili riaperture di reparti non più in funzione come microbiologia o malattie infettive: l’azienda sanitaria provinciale non prevede assunzioni in più per far funzionare reparti chiusi, né acquisto di reagenti per i macchinari.

Non mancano però gli acquisti sul fronte dei dispositivi di protezione individuale pubblicati oggi dopo affidamento diretto su Mepa:

  • 48.772,67 euro per l’acquisto di 925 visiere in policarbonato, 4200 copriscarpe idrorepellenti, 4250 cuffie monouso, 400 occhiali antiappannati con valvole, 3000 tute di protezione, 1050 gel igienizzanti mani alcolico con erogatore;
  • 18.886,60 euro per 1000 tute di protezione complete di cappuccio per la protezione contro sostanze liquide e solide, 1000 camici impermeabili, monouso a maniche lunghe con copricapo;
  • 3.220,80 euro per 2200 camici impermeabili, monouso a maniche lunghe con copricapo (1000 con bottoni misura XL, 1200 con velcro misura XXL);