Venerdì in consiglio comunale ennesimo documento sulla sanità lametina a chiedere potenziamenti ad un’Asp in dissesto

Alla fine le decisioni competono ai commissari, che siano quelli dell'azienda sanitaria provinciale o quello ministeriale

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Dopo tutti i documenti senza esito, i comunicati stampa, le prese di posizione, il consiglio comunale venerdì tornerà a discutere di sanità, ambito non di propria competenza e con un’Asp commissariata per infiltrazioni mafiose dopo un’indagine che ha riguardato proprio l’ospedale lametino, in cui la terna alla guida a dicembre ha dichiarato dissesto e nell’ultimo piano del fabbisogno del personale ha previsto più pensionamenti che assunzioni.

Nei giorni scorsi, però, la III Commissione Consiliare “Servizi sociali – Sanità – Ambiente” presieduta dal consigliere Giancarlo Nicotera, ha approvato all’unanimità un documento che focalizza e pone all’attenzione della struttura commissariale e della Regione alcune questioni.

Si reputa che «il Consiglio Comunale nella sua interezza, come massima espressione democratica della Comunità, chiede non mere rivendicazioni territoriali ma servizi qualificati per una realtà ospedaliera che oggi serve un comprensorio di oltre 140.000 abitanti e che, per la particolare posizione della nostra città e per eccellenti professionisti che vi operano, rappresenta una risorsa per la sanità calabrese».

Si rivendica «un’attività di ascolto e confronto che come Commissione Consiliare abbiamo portato avanti in questi mesi con gli operatori sanitari, con i rappresentanti delle associazioni e dei movimenti ed i comitati di cittadini», avanzando alcune proposte di competenza altrui.

«Per quanto riguarda la Legge Regionale N.1 del 30 aprile 2020 sull’integrazione tra il l’ospedale “Pugliese – Ciaccio” e il policlinico universitario “Materdomini” di Germaneto, riteniamo inaccettabile che le istituzioni cittadine, dal Sindaco al Consiglio Comunale, non siano state coinvolte nella discussione preliminare che ha portato ad aprile alla legge approvata in Consiglio Regionale, legge oggi impugnata dal Governo per illegittimità costituzionale», si lamenta nel testo, chiedendo di essere accorpati a Catanzaro dopo le proteste in ordine contrario che erano sorte all’epoca della nascita dell’azienda sanitaria provinciale, chiedendo di sedere ad un tavolo-tecnico che si occuperà della sanità regionale come terza commissione consiliare, anche se i singoli comuni avrebbero la conferenza dei sindaci come organo rappresentativo cui appellarsi.

Si chiede poi che «l’ospedale di Lamezia possa davvero funzionare come “Spoke”, nei fatti e non solo sulla carta. Chiediamo che il territorio lametino possa godere di un “ospedale normale”, in grado di garantire i livelli essenziali di assistenza che oggi non sono garantiti, come potrebbero testimoniare tantissimi cittadini di Lamezia e del comprensorio», il che richiederebbe personale e strumentazioni che ad oggi non si possono reperire, problema di norme ed economia che accomuna le due sponde di via Perugini, ovvero ospedale e uffici comunali.

Si ci appella invece al decreto rilancio, «con una quantità di risorse mai viste negli ultimi decenni nel comparto sanitario, per realizzare un serio investimento sull’ospedale di Lamezia e sui servizi sanitari territoriali. Questo significa l’urgente sblocco delle assunzioni, la riapertura di reparti ingiustamente chiusi negli anni scorsi a cominciare dalla TIN, dal reparto di microbiologia e malattie infettive, un’azione di rilancio e riorganizzazione della sanità territoriale, la cui qualità ed efficacia dei servizi è vitale per la salute delle persone, come ci ha dimostrato proprio l’esperienza del Covid-19», ed in tal ottica si ci candida «per diventare centro di riferimento Covid e, in prospettiva, struttura per i percorsi di riabilitazione per i pazienti guariti dal Covid».

Si torna a parlare del Centro di Ricerca Neurogenetica, «eccellenza nazionale della sanità lametina, rispetto al quale l’impegno deve essere costante e non emergenziale», anche se sulla carta sarebbe rimasto fisicamente nell’ospedale lametino, ma lasciando la competenza dell’Asp per passare tramite Mater Domini ad un altro ente.

Dopo le prime protesi installate presso il centro gestito dall’Inail con l’Asp nell’area industriale si lamenta che «assicura solo le attività ambulatoriali riabilitative e fisiatriche, senza mai aver avviato la degenza», aspetto che torna di attualità nell’ultimo piano territoriale approvato dall’Asp.

Perché alla fine le decisioni competono ai commissari, che siano quelli dell’azienda sanitaria provinciale o quello ministeriale che guida tutto il settore regionale, al netto dei malumori della politica di ogni territorio.

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