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Firmata la convenzione per gli ambulatori sanitari sociali nei locali della concattedrale, partenza in divenire

Gli utenti saranno individuati tramite i centri di ascolto delle parrocchie, accettando anche segnalazioni tramite associazioni e privati

Firma ufficiale in curia per l’attivazione degli ambulatori solidali tra la diocesi lametina e l’associazione nata per raggruppare personale sanitario volontario al fine di poter attivare della consulenza sanitaria all’interno di alcuni locali del complesso San Benedetto, che sorge dietro gli uffici comunali di via Perugini.

Gli utenti saranno individuati tramite i centri di ascolto delle parrocchie, accettando anche segnalazioni tramite associazioni e privati, sia per chi non ha capacità economiche sia per chi magari si trova nell’hinterland da solo e quindi impossibilitato ad avere determinate consulenze.

In organico attualmente 25 medici volontari, spaziando tra varie specialità come cardiologia, medicina generale, ortopedia, ginecologia, oncologi, internisti, con da reperire però tutta la strumentazione adeguata per poter partire a regime, e successivamente avere un calendario più specifico dei vari ambulatori. Data la pandemia in atto, però, difficilmente il tutto sarà avviato a pieno in breve tempo.

Don Fabio Stanizzo, direttore Caritas, ricorda come «i servizi che abbiamo attivato come Caritas in questi anni ci hanno permesso di scoprire nuovi bisogni del territorio, come Chiesa dobbiamo occuparci delle persone non solo dal lato spirituale», annunciando che «entro fine settimana saranno conclusi i lavori per la nuova mensa, cui dovrà seguire la fase di arredamento, puntando per fine anno di poter avviare tutti i servizi nel complesso interparrochiale».

Nicolino Panedigrano come presidente dell’associazione  “Ambulatorio solidale prima gli ultimi” lamenta che «il lavoro propedeutico è durato diversi anni, nonostante non avessimo trovato e continuiamo a non avere il giusto riconoscimento e collaborazione da parte dell’amministrazione comunale», anche se non è ben chiaro che ruolo dovesse avere il Comune in tal senso, mentre sottolinea che «ci sono esperienze simili non solo a livello nazionale ma anche calabrese che stanno funzionando in modo egregio, noi siamo all’inizio del percorso in cui vogliamo supportare e non sostituire la sanità pubblica».

In chiusura il vescovo Giuseppe Schillaci reputa che «andiamo incontro ad un messaggio di vicinanza ed attenzione verso i più fragili, gli invisibili, chi non ha voce e l’ha ulteriormente persa in questa fase di pandemia. Queste iniziative provano a dare un contributo di vicinanza e prossimità».

Per la guida della diocesi lametina «la società cresce e si sviluppa quando si interessa a chi non ce la fa. Andiamo verso una settimana santa, il mistero della nostra fede è nella resurrezione di Cristo dopo la morte, una tomba vuota che ha sconvolto e continua a farci essere attenti e fiduciosi».