“Laboratorio di emodinamica H6-H12, destinato alle procedure programmate, alla diagnostica invasiva e ai controlli”
Francesco Grandinetti di “L.A.M.E.T.I.A. e non solo” non si dice soddisfatto e prepara una protesta per settembre
Più informazioni su

«Un infarto non aspetta la politica, non conosce orari d’ufficio e non concede proroghe. Può colpire di notte, di domenica o durante una festività. In quel momento ogni minuto perduto può segnare la differenza tra la vita e la morte, tra una ripresa possibile e un danno irreversibile al cuore. Eppure a Lamezia Terme, dopo circa due milioni di euro di denaro pubblico già spesi, una sala di emodinamica completata dal marzo 2023 e ripetute promesse di apertura, si prospetta ancora un servizio limitato a poche ore della giornata». Francesco Grandinetti di “L.A.M.E.T.I.A. e non solo” dà questa lettura alla delibera di giunta regionale che aggiorna la rete regionale con equipe viaggianti nei reparti prossimi ad essere accreditati, mentre le normative nazionali continuano a dare delle indicazioni su come ed in che modo aprire le strutture necessarie.
Secondo Grandinetti «la sala di elettrofisiologia ed emodinamica dell’ospedale “Giovanni Paolo II” è pronta dal 2023. Nel settembre 2024 il commissario straordinario dell’Asp di Catanzaro, Antonio Battistini, annunciò l’avvio del servizio entro la fine del mese, con l’assunzione di due perfusionisti e di nuovi cardiologi. L’attivazione non avvenne. Nel febbraio 2025 arrivò un altro impegno: furono annunciati l’assunzione di un perfusionista, l’imminente arrivo di un secondo professionista e l’avvio del servizio. Anche questa promessa è rimasta senza seguito. La deliberazione della Giunta regionale n. 400 del 21 luglio 2026 non cancella Lamezia dalla programmazione, ma prevede un laboratorio di emodinamica H6-H12, destinato principalmente alle procedure programmate, alla diagnostica invasiva e ai controlli. Sarebbe certamente un servizio utile per ridurre le liste d’attesa e alcuni trasferimenti, ma non risolverebbe la questione fondamentale: l’infarto non guarda l’orologio. Se l’emodinamica non è operativa di notte, nei giorni festivi o fuori dalla fascia stabilita, il cittadino colpito da un’emergenza cardiologica grave continuerà a dipendere dal 118 e dal trasferimento verso un altro ospedale. In questi casi la distanza non è soltanto un disagio: può trasformarsi in una condanna».
Lo stesso Grandinetti ricorda che «sulla base del Decreto ministeriale n. 70 del 2015, l’emodinamica H24 per la gestione dell’infarto STEMI debba essere riservata ai centri Hub. Il DM 70 stabilisce il modello organizzativo “Hub and Spoke”, i bacini di utenza e i volumi minimi necessari per garantire qualità e sicurezza. Ma non contiene un divieto espresso e assoluto che impedisca a un ospedale Spoke di essere dotato di emodinamica H24. È la programmazione regionale a stabilire quali funzioni assegnare ai diversi ospedali. Non basta, quindi, rispondere che Lamezia è uno Spoke: bisogna spiegare sulla base di quali dati si sia deciso di escluderla dalla gestione H24 delle emergenze cardiologiche». La risposta è la vicinanza con Catanzaro e lo stesso bacino di utenza ed interventi.
Cambiando Asp, quella di Crotone, Grandinetti lamenta che «il “San Giovanni di Dio” è anch’esso un ospedale Spoke con DEA di I livello. Eppure, nel luglio 2026, vi è stato attivato il servizio di emodinamica, oggi operativo dalle ore 8 alle 20, e la stessa Asp di Crotone ha annunciato il passaggio alla copertura H24».
Si riparte così con i consueti refrain: «Lamezia occupa una posizione centrale nella geografia calabrese, è vicina all’aeroporto e ai principali collegamenti autostradali e ferroviari e serve un territorio molto più vasto dei suoi confini comunali. La Regione renda pubblici gli studi effettuati sul numero degli infarti, sui tempi dei trasferimenti, sulle distanze dagli Hub e sul bacino complessivo che potrebbe essere servito dal “Giovanni Paolo II”».
Si passa poi alle polemiche politiche su temi non di competenza comunale: «oggi l’amministrazione comunale di Lamezia e il governo regionale appartengono alla stessa area politica. Questa condizione avrebbe dovuto rendere più semplice il confronto istituzionale e più forte la difesa dell’ospedale cittadino. Quali altri alibi possono esserci? Il sindaco, la Giunta comunale, i consiglieri regionali e tutte le forze politiche devono dire chiaramente se condividono questa scelta o se intendono contrastarla. La città non ha bisogno di altre rassicurazioni: servono atti formali, personale, autorizzazioni e tempi certi. Lamezia non chiede privilegi. Chiede che una struttura realizzata con circa due milioni di euro di denaro pubblico sia utilizzata pienamente e che il diritto alla salute non dipenda dall’ora in cui si viene colpiti da un infarto».
Si conclude con l’annuncio dell’ennesima protesta, con tutte le precedenti che non hanno protato risultati e perso di appeal negli anni: «non dobbiamo avere paura di disturbare chi decide. Forse qualcuno confida proprio nello sconforto dei lametini e nella loro convinzione che protestare non serva più a nulla. Io non ci sto. Ma questa volta stiamo già programmando una manifestazione per i primi di settembre per farci sentire veramente. Lamezia ha bisogno di una reazione seria, civile e unitaria. Quando è in gioco il diritto alla vita, disturbare i manovratori non è un atto di ostilità, è un dovere civile. Appuntamento per i primi di settembre. Un infarto non aspetta una delibera. Neppure Lamezia può continuare ad aspettare».







