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Dopo il primo giorno di scuola l’Angsa Lamezia boccia già i servizi

Problemi organizzativi all'interno delle scuole e mancato ascolto da parte del Comune i punti denunciati

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Dopo il primo giorno di scuola l’Angsa Lamezia boccia già i servizi.

«Se è vero che la scuola inizia un dato giorno, è anche vero che affinché quel giorno tutto inizi nel migliore dei modi nelle settimane e nei mesi precedenti qualcuno si deve essere preoccupato di gettare delle basi, di predisporre alcuni atti» spiegano dall’Associazione Nazionale Genitori persone con Autismo, lamentando che «non tutti i ragazzi partono con l’insegnante di sostegno ed assistente assegnato, e alcuni proprio per questo ritardano ingresso a scuola. Perché per alcuni andare a scuola senza una figura di riferimento anche solo per un paio di giorni è impensabile. Per esempio, apprendiamo di cambi di professori non comunicati alle famiglie, che ancora una volta devono sostituirsi alla scuola, promuovere incontri fra psicologi ed educatrici che seguono il minore fuori dall’orario scolastico e i nuovi professori affinché gli stessi siano edotti della situazione e sappiano come affrontarla. Ancora una volta i genitori costretti a fare da ponte tra le varie istituzioni. Anche a tale fine la nostra associazione aveva chiesto un incontro alla terna commissariale dopo la giornata del 2 aprile a noi dedicata».

Si rimarca come «avevamo ringraziato la terna che aveva concesso spazio alle “luci blu” nella giornata della consapevolezza dell’autismo, ma se è vero che esistono i simboli e i segni è anche vero che la nostra vita è caratterizzata dall’esigenza di azioni concrete. Proprio per questo avevamo chiesto un incontro alla terna con la nostra associazione, per illustrare le nostre attività e soprattutto per far presente le difficoltà che i nostri iscritti riferiscono nel rapportarsi con gli uffici comunali preposti. Avremmo voluto illustrare alcuni aspetti del servizio di assistenza alla persona fornito dall’ente che lasciava spazio già ad aprile scorso alcune perplessità. Avremmo voluto delle risposte perché queste perplessità le abbiamo messe nero su bianco nei mesi scorsi, dopo averle illustrate di persona circa un anno fa all’allora giunta comunale. Avremmo anche voluto sfogarci un po’, lo confessiamo, parlare della sensazione di supponenza che alcuni nostri genitori riferiscono quando si rapportano con alcune figure dei Servizi Sociali, caratteristica, questa, già di per sè spiacevole per ogni impiegato pubblico, figuriamoci per chi dovrebbe aver scelto una professione a servizio delle persone spesso delle più svantaggiate».

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