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“Io mi vaccino se…”. Intanto se fosse tutto chiaro ed equilibrato su spot, P-Video, affissioni e inserzioni

La campagna pro vaccinazione della Regione lascia poco spazio alla trasparenza proclamata

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    Il diavolo è nei dettagli. Sembra tutto giusto, al suo posto, messo su bene. In relazione all’epidemia Covid-19 e al relativo piano vaccinale, come non condividere l’esigenza di permettere “a tantissime persone di restare costantemente aggiornate sulle evoluzioni della situazione, non solo a livello nazionale ma quanto e soprattutto a livello locale con gli aggiornamenti, le informazioni ufficiali e le comunicazioni dei canali regionali”.

    Quindi ecco arriva dalla Regione Calabria, Dipartimento Protezione Civile e Tutela della salute, il decreto dirigenziale che fa partire la campagna promozionale in favore delle vaccinazioni: tre mesi di intenso battage mediatico per un costo previsto di 400mila euro. La campagna si intitola “Io mi vaccino se…”. Se ne occuperà “il Tavolo di lavoro istituito presso la Protezione Civile a cui partecipano anche, per il dipartimento Tutela della Salute e dei Servizi sociosanitari, un delegato del Commissario, un delegato del dirigente generale ed il responsabile della comunicazione istituzionale per il dipartimento», con la supervisione del Responsabile unico del provvedimento individuato in Antonio Nisticò (dipartimento Protezione civile), del Direttore esecutivo del contratto Antonella Borrello (dipartimento Protezione civile). Il tavolo dovrà decidere i contenuti dei messaggi. Con ciò si sottintende che gli spot sarebbero ancora da realizzare. Il decreto, che fa data 24 maggio 2021, non manca di “disporre che il RUP, stante il particolare contenuto tecnico del servizio, potrà avvalersi, per l’espletamento delle attività inerenti gli interventi previsti dal Piano di Comunicazione, del personale con funzioni di supporto tecnico/amministrativo, che verrà nominato con successivo atto, con il quale verrà, inoltre, definito l’incentivo previsto dall’art. 113 del D.Lg n. 50/2016” ecc. ecc.

    Come si articola il Piano? La Regione prevede di commissionare 5 spot con “contenuti esclusivi (testuali, grafici e audiovisivi) di tipo emozionale ed esperienziale”. Il moud proposto sembra ricalcare l’ispirazione naif-mediterranea che ha portato alla realizzazione del famigerato corto di Gabriele Muccino di cui si ricorda una proiezione applauditissima ma per pochi intimi in suggestiva location estiva e un fugace passaggio alla Festa del cinema di Roma. Tant’è che, per assonanza, qualcuno lo avrebbe già rinominato “Io mi muccino se…”. Ma su questo è giusto attendere il prodotto. Che sarà senz’altro di alto livello, considerato quanto assorbe della dotazione iniziale di cui dispone il progetto: 265mila euro iva inclusa. Gli spot saranno destinati a tv, radio, social media, web/blog (!) di informazione.

    La campagna “normale”, quella da attuare attraverso i normali canali pubblicitari, affissioni e inserzioni su web e carta stampata, dovrà accontentarsi di una parte residua dei fondi – di provenienza europea e in piccola parte statale -: 35mia euro Iva inclusa.
    I 100mila euro rimanenti vengono destinati a un non meglio specificato servizio di P-Video, “complementare al servizio di messaggistica disponibile sulla piattaforma di prenotazione di Poste Italiane”, onde “sviluppare contenuti e strategie operative online e offline in grado di rilevare e rispondere alla disinformazione in tempo reale e indirizzare la richiesta di informazione verso il sito del Ministero della Salute e/o un numero telefonico dedicato”. Servirà a dare informazioni aggiornate e controllate e a comunicare “le modalità di vaccinazione e supportarli nei vari step previsti per la vaccinazione (per esempio: data, ora e luogo dell’appuntamento, tipo di vaccino da somministrare).

    Insomma, si può evincere che tutto il Piano sia in gran parte governato dalla realizzazione degli spot e dalla messa a punto del sistema dei P-Video, con una residuale complementarità attribuita ai mezzi di comunicazione, siano essi stradali, cartacei o on line. Si privilegia di gran lunga il contenuto al mezzo, se la si mette sul piano semiotico.  È una scelta come un’altra, e in questo criticabile. Perché se lo scopo è “dare risalto ad una campagna di comunicazione vera, chiara e trasparente”, in merito alla trasparenza si comincia molto male. Alzi la mano chi sa cosa sia un P trattino Video. Inutile fare i furbi e cliccare Google. Non si troverà nulla. Saremo tacciati di santa ignoranza, seppur non del tutto digiuni, come siamo, di tecnologia video. Il diavolo si nasconde nei dettagli, si diceva. Il termine adottato, P trattino Video, sembra trasmettere come un neon ad intermittenza la dicitura “copia e incolla”, un termine tecnico tratto da un progetto molto particolareggiato, infarcito di business english, offerto alla benevola attenzione delle strutture decisionali che abbiamo prima enumerato, e intorno al quale si costruisce tutto il resto.

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