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Depurazione Calabria: ci sono il decreto e i soldi. I Comuni hanno 10 giorni di tempo per agire

Secondo Occhiuto "il problema principale è a Nocera Terinese, ma non è che gli altri depuratori stiano stanno meglio"

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L’ordinanza in sé era già conosciuta. Qualche giorno fa, appena emessa, era stato lo stesso presidente, attraverso le comunicazioni istituzionali, a renderne noti i contenuti. L’ordinanza semmai bisognava di ulteriori specifiche, premesse, descrizioni e conferme, anche sul ruolo di tutti gli altri organi pubblici e ordinamentali interessati.

Generico giugno 2022

L’ordinanza, ricordiamo, concerneva le “Disposizioni urgenti per il trattamento delle acque reflue urbane al fine di garantire la corretta erogazione del servizio pubblico di depurazione e la tutela dei corpi idrici e delle acque marino-costiere” e voleva (vuole) “ripristinare le normali condizioni di funzionamento degli impianti di Nocera Terinese, San Lucido, Ricadi, Fuscaldo, Pizzo, Tropea, San Nicola Arcella, Belvedere Marittimo, Guardia Piemontese, Sangineto, Belmonte Calabro, Parghelia, Zambrone e Briatico”. Anche chi è digiuno di geografia e di sue rappresentazioni topografiche comprende che l’intervento, pur esteso, veniva limitato nell’area che i nautici indicano come ‘Tirreno Nord’, escludendo al momento gli altri quadranti del mare calabrese. C’era poi da specificare il ruolo del Corap, un ente che non gode di buona fama per essere buoni, chiamato viceversa a un ruolo decisivo di contrasto all’emergenza.

Così come c’è da abbattere il muro di scetticismo che circoscrive ogni iniziativa pubblica calabrese in tema di circuito virtuoso delle acque, siano esse bianche, chiare, cristalline o nere. E poi, ancora il tema intricato e scivoloso dei controlli e delle successive azioni repressive e risarcitorie, più volte agitato e predicato bene, spesso sopito e razzolato peggio.

A tutto questo è servita la conferenza stampa resa al decimo piano della Cittadella di Catanzaro dal presidente Roberto Occhiuto, accompagnato, per le esaustive e necessarie annotazioni tecniche, dal dirigente generale del dipartimento Ambiente Salvatore Siviglia che, aiutandosi con un ricco corredo di slide ha fornito cifre, mappe e foto che rendono bene l’idea di come sia stata ridotta la depurazione delle acque reflue in Calabria, nonostante le ingenti somme impiegate, e di quanto costi alla collettività porvi rimedi non si a ancora quanto risolutivi.

Occhiuto ha esordito inquadrando l’ordinanza nella cornice delle cifre messe a disposizione, anzi depositate nelle casse dei Comuni interessati: “Oltre i 2,4 milioni già stanziati per smaltire i vecchi fanghi arrivano ora quasi 3 milioni di contributi straordinari per l’efficientamento delle pompe di sollevamento”, da quel che si è appreso il secondo step critico nella scala delle disfunzioni del sistema.

“Di depurazione – ha raccontato Occhiuto – ce ne siamo occupati a novembre e abbiamo continuato a farlo in tutti questi mesi, arrivando alla seconda ultima ordinanza. Con la prima ordinanza avevo deciso di smaltire i fanghi a spese della Regione e in danno dei Comuni (nel senso che gli Enti locali saranno chiamato a rifondere, ndr) ma non è servito. Allora abbiamo mandato i nostri operatori sui depuratori e abbiamo visto che i depuratori comunque non funzionavano bene. Abbiamo accertato tutto quello che non funzionava, nei depuratori e nelle pompe di sollevamento e abbiamo trovato altri 4 milioni di euro. Ai sindaci che incontreremo tra poco (in Sala Verde, ndr) consegneremo un decreto con tutto quello che dev’essere fatto per riparare i depuratori, il decreto di finanziamento e il tempo massimo di 10 giorni per concludere la procedura. Tutto questo dopo un tavolo interistituzionale che abbiamo svolto con le procure interessate, con la Capitaneria di porto, con il comandante dei carabinieri, con il comandante della Guardia di finanza, con i prefetti. Sulla depurazione è tolleranza zero. Per 20 anni non si è parlato di depurazione, chi ha aperto un’azienda in Calabria non si è mai posto il problema di dove dovesse depurare, quindi ora stiamo cercando di rimediare a 20 anni di inerzia. Non sarà facile avere un mare cristallino già questa estate ma faremo di tutto per rendere evidenti i progressi, del resto già visibili ieri”.

“L’ultima ordinanza – ha proseguito Occhiuto – non comporta un vero e proprio commissariamento dei Comuni da parte del Corap, ente che non funzionava, ma che da qualche mese funziona molto bene con un commissario che ha riparato i depuratori direttamente gestiti dal Consorzio. Ho visto che ha capacità e per questo ho chiesto a Corap di svolgere un’azione di supporto, con i dipendenti di Corap che insieme ai dipendenti del dipartimento Bilancio andranno sui depuratori per verificare che i lavori che abbiamo disposto si facciano. Ho scelto Corap perché così la Regione ha una governance diretta sul processo. Poi ci sono altri problemi strutturali: alcuni depuratori vanno rifatti, altri vanno potenziati, vanno resi idonei alla capacità che quel territorio deve sopperire soprattutto d’estate. Anche su questo abbiamo tantissime risorse che negli anni passati non sono state spese. Da settembre velocizzeremo anche gli interventi strutturali, ma ora siamo in emergenza. Il mare è una risorsa straordinaria, e quindi in questi due mesi tutto quello che può essere messo campo dalla Regione, dai Comuni e dalle società di gestione dev’essere messo in campo. Confidiamo di risolvere il problema della depurazione in due-tre anni, ma se quest’anno arriviamo al 40% non sarebbe male”.

Sulla localizzazione tirrenica dei primi interventi, dettati anche dal campionamento della situazione ordinata da Occhiuto appena insediato a Silvio Greco e al suo istituto di ricerca Dohrn, c’è da dire che è solo l’inizio, il preludio a interventi più complessivi.

“Intendiamoci: questo primo lavoro lo abbiamo fatto scegliendo una parte del territorio regionale, non potevamo visti tempi scegliere tutto il territorio regionale. Da novembre abbiamo detto: concentriamoci sul tratto più inquinato, da Tortora a Nicotera, vediamo come vanno le cose, come risolvere i problemi, e poi una volta studiato il modello lo estendiamo dovunque. In questo tratto il problema principale è a Nocera Terinese, ma non è che gli altri depuratori stiano stanno meglio. Il depuratore di Belvedere non ha mai attivato la condotta sottomarina, altri depuratori hanno quadri elettrici divelti, ci sono pompe di sollevamento mai sostituite da anni. E comunque il tema della depurazione incide per il 40-50% sul mare pulito, perché abbiamo scoperto tanti scarichi a mare, tanti scarichi illegittimi, a Falconara Albanese abbiamo addirittura scoperto un fiume fogna che correva sotto il terreno, l’abbiamo fatto emergere, ce ne stiamo occupando perché ci sono diverse abitazioni e attività economiche non collettate. Le attività economiche, anche i villaggi che abbiamo scoperto non essere collettati, le stiamo segnalando alle procure e ai carabinieri. Lo Jonio sta meglio esclusivamente perché le correnti portano al largo, mentre sul Tirreno abbiamo una direzione opposta. La Puglia depura 300.000 tonnellate di fanghi all’anno, noi dovremmo in teoria depurarne la metà, riusciamo a farlo solo su 35.000 tonnellate”.

Su tempistica e futuro a medio termine Occhiuto ha così terminato: “Abbiamo risolto il problema di Sorical, che dev’essere la società che si occupa sostanzialmente del ciclo integrato delle acque, valuteremo anche la possibilità di passare al gestore unico per i depuratori. Molte volte ho riscontrato che si tratta di ditte individuali che gestiscono decine e decine di depuratori, i Comuni non hanno le risorse e allora quando affidano il servizio della depurazione li affidano al massimo ribasso senza preoccuparsi di quella che sarà la qualità dei fanghi depurati. Il sistema così non funziona”. 

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