Rincari delle tariffe degli impianti sportivi, in commissione le perplessità della minoranza

Non tornano i dati proposti ai consiglieri Piccioni e Pegna, ma gli stimoli dovranno essere raccolti in giunta

Dopo gli ultimi 2 anni “tumultuosi” in merito all’uso degli impianti sportivi, sulla cui piena agibilità ad oggi gli stessi uffici di via Perugini non riescono a garantire un quadro completo tra personale andato in pensione, documenti cartacei da ritrovare, interpretazioni normative da dover sviscerare, anche la seconda metà del 2020 non è florida di maggiore ottimismo.

Prima di arrivare all’approvazione in giunta, l’adeguamento delle tariffe per l’uso degli impianti sportivi torna in quarta commissione, trovando perplessità in parte dell’opposizione che rilancia con proprie proposte che per un certo senso trovano anche condivisione nell’amministrazione comunale.

Rosario Piccioni avanza i propri dubbi sul possibile contributo di gestione del “D’Ippolito”, che andrà ad avvantaggiare chi andrà a gestire la struttura, che al momento sarà la nuova Vigor Lamezia unica (non essendoci un nuovo bando, al netto di proroghe che dovrebbero giungere, le gestioni degli impianti hanno come data di scadenza proprio il 30 giugno, ovvero oggi). Altri dati che non tornano sono le previsioni, essendo previsti costi di gestione minori per il campo di via Marconi (il cui terreno naturale consente la possibilità di avere un numero minore di allenamenti e partite) rispetto ai campi in erba sintetica come Renda e Riga, e non il contrario come avvenuto fino ad oggi.

Negli altri impianti i rincari proposti secondo l’ex assessore della giunta Speranza sono eccessivi in alcuni casi, proponendo di rivedere in rialzo le tariffe per i campionati professionistici calcistici (al momento assenti in città), ma anche di non favorire eventuali speculazioni ai danni di scuole calcio. L’ipotesi avanzata è anche quella di equilibrare meglio i costi tra partite e allenamenti, essendo le prime minori rispetto ai secondi (rendendo più cari gli allenamenti e meno le partite rispetto a quanto previsto).

Ruggero Pegna da par suo valuta troppo alto il 12% dell’incasso come tariffe per le manifestazioni non sportive che si aggiungono a quote fisse per ogni impianto (in precedenza per gli stadi era il 5%, divisi tra 3 % al Comune il rimanete al gestore oltre alla quota fissa di 1.000 euro, mentre per gli impianti al chiuso si variava dal 6 al 12% con contributo fisso tra i 25 ed i 375 euro), sostenendo che sia una politica che disincentivi i grandi eventi a venire in città. L’idea è così quella di prevedere per tutte le strutture non una percentuale, ma una quota fissa diversa a seconda dell’impianto maggiore rispetto alle attuali previsioni.

A rispondere così, oltre all’assessore Luisa Vaccaro, nell’arco della seduta giungono anche il sindaco Paolo Mascaro e la dirigente Nadia Aiello, poiché le tariffe oltre ad essere allegati del bilancio di previsione da approvare entro fine luglio (come quelle per i servizi a domanda individuale) saranno parte integrante dei bandi di gestione pluriennali dei vari impianti, altra questione da dover risolvere da qui a breve.

Se infatti non è improbabile l’arrivo di una nuova proroga per le gestioni, le tariffe rimarranno quelle in vigore, ma le varie stagioni sportive inizieranno anche nell’epoca del Covid-19 tra fine estate ed inizio autunno, e l’uso degli impianti è una delle voci che ogni società metterà in bilancio. Se nella sala Napolitano questo pomeriggio si ci è così concentrati sugli impianti di maggiore capienza e maggiore uso, proprio per la “congestione” denunciata a più riprese soluzioni dovranno trovarsi anche per la ridistribuzione degli allenamenti e partite nelle strutture che potranno riaprire, con poi per lo sport di base da risolvere la questione delle palestre scolastiche (prima da rendere agibili anche negli orari pomeridiani, poi da assegnare come utilizzo tramite bando).

Di proroga in proroga, rimane poi l’elefante nella stanza: un nuovo palasport in via del Progresso i cui lavori di copertura sono in dirittura di arrivo ma per il quale ancora non vi è un bando per gli arredamenti interni, non ci sono date certe per la viabilità all’interno dei contratti istituzionali di sviluppo (che riguardavano tutta l’area, compreso lo stadio provinciale Carlei), quindi non possono esserci neanche le prerogative per redigere un bando per la gestione e l’uso, al netto della mancata domanda attualmente di fruizione non avendo le società sportive indoor a stretto giro potere economico e incombenze da regolamento di un impianto sopra i 3.000 spettatori. Un investimento di circa 12 milioni di euro di fondi europei che avrebbe dovuto essere già aperto ed attivo da diversi anni, ma Lamezia Terme e le opere pubbliche sono un connubio poco fortunato.