La Provincia presenta progetto da 700.000 euro per far tornare agibile lo stadio Carlei per calcio e corsa

Previsti il campo in erba sintetica, nuovo impianto di illuminazione, manutenzione degli spogliatoi, riqualificazione della pista di atletica leggera

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Saranno 3 le linee di intervento previste all’interno del progetto con cui la Provincia di Catanzaro parteciperà al bando ministeriale Sport e Periferie relativamente alla riqualificazione dello stadio Carlei, attualmente in disuso ed attiguo al cantiere del nuovo palasport in costruzione su appalto del Comune di Lamezia Terme.

La somma richiesta totale è di 700.000 che serviranno per:

  • rifacimento del campo in erba sintetica e realizzazione di impianto di illuminazione;
  • manutenzione degli spogliatoi e dei sistemi di approvvigionamento energetico ed idrico;
  • riqualificazione della pista di atletica leggera (che al momento però è stata raschiata via).

Nel progetto, seguito dai tecnici provinciali Gianmarco Plastino e Marcello Scarpino, si specifica che «le soluzioni indicate vogliono trasformare l’attuale impianto dismesso, di precario stato di conservazione, in un unico impianto sportivo polifunzionale in grado di permettere una attività variegata e di qualità a tutti gli utenti indistintamente. Inoltre le soluzioni individuate hanno lo scopo di creare un impianto sportivo sicuro secondo le vigenti normative in materia. In particolare si intende realizzare l’adeguamento degli impianti, all’interno degli spogliatoi, sostituendo le componenti deteriorate con altre della stessa tipologia o superiore. Alcune soluzioni, come ad esempio l’adozione di pannelli fotovoltaici per l’illuminazione o il recupero dell’acqua piovana, sono state individuate per ridurre al minimo l’impatto ambientale e per rendere la struttura sostenibile».

Soluzioni che quindi renderebbero nuovamente agibile per il calcio e la corsa l’impianto, ma che non risolverebbero i problemi strutturali per quanto riguarda gli spalti, ambito che al pari della viabilità nell’area era stato inserito nei progetti legati ai contratti istituzionali di sviluppo il cui iter si è fermato con l’arrivo della pandemia da coronavirus.

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